Come fare
i compiti
Fermo restando il principio di portare il vacanza (quando è strettamente necessario) le materie più “leggere” in base ai gusti e alle inclinazioni dei pargoli, anche per i compiti vale il discorso fatto per il cibo. Il modo in cui questi vengono presentati, sopratutto all'inizio della carriera scolastica, influenza molto il modo in cui verranno vissuti.
“Sei pronto per la tortura?”
“Ecco, ora mi tocca star qui a farli con te!”
ecc. sono espressioni che certo non aiutano a mettersi seduti al tavolino.
Trovare un modo giocoso per fare i compiti delle vacanze sarebbe l'ottimo, ma in linea di massima basta che passi l'idea di qualcosa che comunque va fatta, di un momento del quotidiano, come il pranzo o la cena e magari la sensazione che dato il caldo, il buio, il freddo o quello che è, non rimane molto altro da fare per passare quell'oretta.
Avendo studiato per un qualcosa come 22 anni, tra scuola dell'obbligo ed università, devo ammettere che l'idea di “esperienza quotidiana” riguardo allo studio è un concetto che mi è proprio e che non faccio fatica a sentire. Certo trasmettere ad alti questo “sentire” è una cosa più difficile, ma non impossibile.