luglio
Le vacanze scolastiche vs le vacanze lavorative
Finisce la scuola, e, come ogni anno, inizia l'epoca delle vacanze, più o meno forzate.
In un periodo di “crisi” la parola ferie, appare quasi un'offesa, ma, ringraziando il Cielo, gli Italiani sono da sempre popolo di santi, poeti e navigatori e di conseguenza, per mare, terra o aria, non rinunciano a qualche giorno di vacanza.
Il punto è che i bambini, di giorni di vacanza, ne hanno un numero spropositato rispetto agli adulti. Quest'anno pare che se ne siano accorti anche i mass media, tanto che il Venerdì di Repubblica del 12.06 ne fa l'argomento di copertina, con una serie di articoli, a dire il vero un po' superficiali nella sostanza, ma che offrono un buon numero di cifre su cui riflettere.
I nostri figli hanno le ferie più lunghe di tutta l'Europa “occidentale”, battendo di una settimana la Spagna e a pari merito con l'Estonia.
Già questi dati non sono confortanti e aprono da soli uno spiraglio sulla voragine che abbiamo di fronte, ma al di la di inutili allarmismi mi piacerebbe fare un analisi un po' più vasta.
È vero, 12-13 settimane di ferie sono molte, ma è indubbio che pensare di poter chiudere in un'aula 27 bambini o ragazzi il 10 di luglio, in Italia, è una proposta che farebbe muovere Amnesty International.
D'altro canto rimane il fatto che il divario tra ferie scolastiche e ferie lavorative è tale da far sorgere la domanda fatidica: dove passeranno le giornate i nostri pargoli?
L'analisi della situazione ci presenta una “soluzione Italia” che è drammaticamente sempre uguale a se stessa: il più grande paracaduta sociale del Bel paese è la famiglia di origine.
Dopo essersi accollati gli studi dei genitori per almeno 30 anni, il loro precariato per circa altri 5, ai nonni spetta ora il compito di “mamma in affitto” a costo zero.
O almeno così è nella stragrande maggioranza dei casi, tutti quelli, cioè, in cui entrambi i genitori lavorano a tempo pieno, da dipendenti e legati ad un contratto di lavoro standard, e naturalmente i nonni sono vicini e in buona salute.
Dietro alla soluzione un po' grossolana, ma efficace, però, si apre uno scenario che andrebbe analizzato in maniera più approfondita e che ha in vero enormi ripercussioni non solo a livello sociale, ma sopratutto a livello economico, e che quindi ci riguardano particolarmente in questo momento.
A livello sociale c'è da notare una conseguenza interessante sull'affidamento dei figli ai nonni. Paradossalmente la disponibilità dei genitori crea una situazione di “mancato allarme” che lascia invariata la situazione.
Il “paracadute sociale” dato dai nonni, in un modo o nell'altro permette che il disagio sia percepito in maniera molto minore rispetto all'effettivo stato. La supplenza da parte delle famiglie nei riguardi delle carenze delle istituzioni non fa altro che soffocare qualsiasi protesta sul nascere, offrendo una soluzione precaria, ma accettabile (e accettata).
D'altro canto l'affidamento dei minori ai familiari ha l'effetto psicologico di sfiduciare i genitori nei confronti delle istituzioni: potendo scegliere, l'ambiente domestico è sempre e comunque preferito a quello pubblico, con il risultato di un abbassamento del livello qualitativo e professionale di quest'ultimo.
Se a quest'ultimo punto ci aggiungiamo i costi rilevanti che sono richiesti dal servizio pubblico e il fatto che solo i soggetti fortemente disagiati hanno reali possibilità di sconto, si ottiene il risultato di un'attività pubblica “dedicata” e rivolta esclusivamente ai soggetti disagiati (economicamente o socialmente) con un abbassamento dell'importanza sociale che queste realtà assumono.
In poche parole, come i campi estivi di una volta venivano rivolti solo ai “bambini poveri” ed erano visti come un posteggio estivo, così i campi del comune vengono percepito come un parcheggio per i soggetti provenienti da minoranze economiche e sociali. Quest'ultimo punto ha un esternalità negativa rilevante, portando alla percezione del lavoro svolto all'interno delle realtà istituzionali, come poco importante e scarsamente qualificato. Il che si riversa immancabilmente sul lavoro di chi opera nell'ambiente, il cui operato non viene tenuto di giusto conto, e che alla lunga rischia di adeguarsi alle scarse aspettative che gli vengono rivolte.
A livello economico, le conseguenze di questa abitudine sono ancora più importanti se si pensa alla situazione attuale.
Tenendo presente il progressivo invecchiamento della popolazione, i “nonni” rappresentano un bacino economico di importanza vitale per il paese, sopratutto per quanto riguarda la maggiore industria italiana: il turismo. Ma se i nonni sono impegnati in un compito di babysitting estivo, in pratica contribuiscono al congelamento e allo stagno di un'importante flusso monetario che potrebbe in realtà arricchire tutti.
Il tempo libero rappresenta una delle voci più importanti (e bistrattate) dell'economia. Palestre, corsi di giardinaggio o decoupage, creano un flusso continuo di denaro che non fa altro che portare nuova linfa all'economia con delle esternalità positive invidiabili, una migliore percezione del livello di vita e, cosa non da sottovalutare, l'inganno psicologico di non aver “speso”, dato che lo si è fatto per piacere. Tutto questo è ancora più vero se si tratta del mercato delle vacanze.
Certo si può dire che alcuni nonni “fanno ferie” con i nipoti, ma questo, che comunque è una abitudine di pochi, non fa altro che aggregare ferie che potrebbero essere usufruite in modo separato con maggiori guadagli, economici e di soddisfazione, da parte di tutti.
Non solo. L'innalzamento dell'età media del primo figlio e la nuova tendenza ad averne più di uno, contribuisce a limitare la cosa.
Nonni di 80 anni possono stare dietro ad un bambino a casa, ma difficilmente si prenderanno la briga di portarlo al mare, tanto meno se i bambini sono due o tre.
Rimane il fatto che esiste un offerta, scarsa, e una domanda variabile, della gestione del tempo libero dei bambini, e che questa non possa essere analizzata in modo superficiale.
Ci piacerebbe, nel corso dell'estate, approfondire l'argomento, osservando i problemi e le soluzioni e possibilmente confrontandosi con chi si trova ogni giorno a gestire il problema in modo diretto.
(continua ad agosto....)